bacco

 

la cultura del buon vino

le tradizioni della buona cucina

dal 1987

     
    Nel cinquecento la tavola napoletana privilegiava i piatti di verdure, tra cui la più diffusa era il broccolo.
Il pesce invece pregiato ed abbondante, veniva cucinato in vari modi.
Le carni erano cucinate in maniera tale che prevalesse il sapore agrodolce.
La cucina napoletana subì una trasformazione profonda fra il cinquecento ed il seicento,
epoca in cui arrivarono dall’America il pomodoro, le patate, le melanzane ed i peperoni.
Le spezie che, fino ad allora avevano rappresentato un elemento sostanziale della cucina napoletana,
furono progressivamente sostituite dal pomodoro che divenne un ingrediente dominante
e dalle altre verdure ed ortaggi provenienti dal Nuovo Continente.
La facile deperibilità delle verdure ed ortaggi contribuì alla diffusione della pasta,
alimento già largamente diffuso e consumato in Sicilia.
La pasta cominciò col tempo ad essere lavorata in formati sempre più vari ed elaborati,
furono adattati ai vari formati di pasta, numerosi condimenti e salse, a base di carne o di pesce.
Tuttavia la salsa preferita diventò, in poco tempo, la salsa al pomodoro (maccaroni co a' pummarola ncoppa).
All’inizio del Settecento la cucina francese divenne predominante in Europa,
essa prevedeva numerose portate, poco cibo nel piatto e molte salse di accompagnamento.
La cucina napoletana divenne quindi luogo di confronto della grande cucina europea,
in concomitanza col matrimonio di Ferdinando IV di Borbone con Maria Carolina d’Austria, nel 1768.
L’ottocento fu a sua volta un secolo di grande splendore per la cucina napoletana,
descritta da viaggiatori e letterati che riportavano nei loro racconti le tipiche figure del maccaronaro,
del sorbettaro, del maruzzaro e del franfelliccaro.
La cucina del Novecento fu influenzata invece dalla produzione, su scala industriale,
di alimenti quali la pasta che iniziò a diffondersi in tutto il mondo contribuendo alla diffusione,
più generale, della cultura gastronomica napoletana.